Università, rifugiati e inclusione: consegnati dodici passaporti di studio
Livello di istruzione, esperienza lavorativa e competenze linguistiche. Sono questi i tre livelli valutati per ottenere l’EQPR (European qualifications passport for refugees).
Il progetto del Consiglio d’Europa con il CIMEA-NARIC (Centro di Informazione sulla Mobilità e le Equivalenze Accademiche) e con il patrocinio del MIUR è stato presentato oggi dall’Università di Cagliari.
L’Ateneo cagliaritano ha portato avanti l’iniziativa insieme all’Università di Sassari.
La consegna dei primi dodici passaporti si è tenuta nell’Aula Magna del Rettorato.
Gli studenti, di età compresa dai 20 ai 30 anni, che risultati idonei potranno iscriversi all’Università di Cagliari con l’esonero delle tasse e chi è già laureato potrà continuare gli studi.
Arrivano da Guinea, Mali, Marocco, Algeria, Camerun, Pakistan, Nigeria, Costa d’Avorio e Senegal.
La procedura di valutazione – che ha coinvolto sedici rifugiati o titolari di protezione umanitaria senza documentazione necessaria per poter dimostrare il possesso di un titolo di studio – prevedeva la compilazione di un questionario da parte dei candidati, seguita da una intervista della commissione internazionale con la partecipazione dell’Ateneo cagliaritano e la supervisione del Consiglio d’Europa.
Per il Prorettore all’Internazionalizzazione, Alessandra Carucci, “Gli obiettivi dell’iniziativa europea sono fornire ai rifugiati e richiedenti asilo una valutazione internazionale delle loro qualifiche e garantire una maggiore integrazione nella nostra società. Un’opportunità di crescita per noi e per loro”.
Soddisfazione da parte del Rettore dell’Università di Cagliari, Maria Del Zompo: “Si tratta di una grande opportunità per i ragazzi che fuggono da paesi più sfortunati, un modo corretto di portare avanti un’attività di inclusione: un principio fondamentale del nostro ateneo.
La fraternità è l’unico principio che può farci crescere” riporta il sito unica.it “Hanno il coraggio di vivere la loro realtà studiando, avendo la cultura come strumento di crescita. La loro laurea avrà una ricaduta per sè e per questa terra, la Sardegna, che è sempre stata solidale. Siamo orgogliosi di essere un’università internazionale che vuole crescere con questi ragazzi. È un bel segnale per tutti, per una società che crede nell’inclusione e nella cultura come strumenti di crescita” ha concluso il Rettore.




