Politica e confini, a Ghilarza un incontro sui trentanni dalla caduta del muro di Berlino

Un convegno per riflettere sui confini materiale e immateriali a trentanni esatti dalla caduta del muro di Berlino. Sabato 9 novembre, a partire dalle ore 16.00, l’Associazione per Antonio Gramsci a Ghilarza ricorderà questo evento con l’incontro dal titolo “ Oltre il muro. La ri-produzione dei confini da e verso l’Europa”.


Nella prima parte del pomeriggio spazio agli inteventi degli ospiti:Gilbert Achcar (School of Oriental and African Studies – di Londra), politologo e saggista di fama internazionale che porterà il suo contributo dal pensiero gramsciano all’analisi delle differenze tra il paradigma della rivoluzione russa e le condizioni della lotta politica in Europa occidentale, anche nei termini di una continuità necessaria tra il pensiero contemporaneo del cambiamento rivoluzionario e quello marxista del XIX secolo. Ospite anche il professore Sandro Mezzadra, dell’Università di Bologna, studioso di processi di globalizzazione e flussi migratori, che nel suo intervento ricostruirà gli eventi immediatamente successivi all’89, soffermandosi in particolare sulle guerre in ex Yugoslavia negli anni Novanta; Teresa Leone che attualmente lavora con Medici per i diritti umani (MEDU) ricostruirà le rotte migratorie dall’Africa sub-sahariana verso l’Europa attraverso le testimonianze raccolte da MEDU nella web map Esodi, in particolare quella che attraversa il Niger passando per la città di Agadez, oggi la frontiera sud dell’Europa.


Dopo gli interventi di tre ospiti spazio al dibattito con Alessandra Marchi (Università di Cagliari) Patrizia Manduchi (Università di Cagliari), Sabrina Perra e Francesca Congiu (GramsciLab – Centro interdipartimentale di studi internazionali gramsciani dell’Università di Cagliari), Fawzi Ismail (Presidente Associazione Amicizia Sardegna Palestina), Gianluigi Deiana (Associazione per Antonio Gramsci Bibliomediateca « Mille Ghilarze », organizzatrice del convegno). I relatori si confronteranno sul concetto di spazio europeo ed extraeuropeo, sui confini materiali e immateriali che si intrecciano, sulla costruzione e rappresentazione di identità territoriali, nazionali e sovranazionali. Si vuole così esplorare la polisemia insita nel concetto di muro, che rimanda all’idea di confine e di chiusura, ma può evocare anche immagini di protezione e accoglienza.

«L’associazione per Antonio Gramsci – si legge nella nota di presentazione – vuole condividere riflessioni sui significati e sulle conseguenze di quanto accaduto quel 9 novembre di 30 anni fa, sulla trasformazione del campo politico, non solo marxista, sulla ri-produzione di nuovi confini e frontiere, sui significati dell’inclusione e dell’esclusione che i muri continuano a generare. L’esigenza di riflettere sui legami di comunità, nazionali e sovranazionali, sui confini politici, sociali, economici, diventa stringente e parte dallo spazio in cui viviamo per poi collegarsi ad ogni luogo geografico e culturale di un mondo sempre più globalizzato»

La serata si concluderà col concerto del gruppo musicale cagliaritano Banda Sbandati.

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Ponte Lungosaline, da lunedì 4 novembre via ai lavori

Un altro capitolo nella vicenda del ponte Lungosaline a Quartu

Da lunedì 4 a sabato 30 novembre, il tratto compreso tra il Lungomare del Golfo e viale Colombo sarà chiuso al traffico in entrambi i sensi di marcia per permettere l’apertura e la realizzazione del cantiere per la sistemazione del ponte, chiuso a maggio scorso e riaperto temporaneamente a metà agosto. 

L’ordinanza, firmata dal Dirigente e capo della Polizia Locale, Marco Virdis, è stata pubblicata nell’Albo Pretorio del Comune di Quartu. Tra i file in allegato è stato pubblicato anche il rendering che mostra il ponte al termine dei lavori. 

Le opere di manutenzione straordinaria saranno eseguite della ditta  “Progresso Group” alla quale sono stati affidati i lavori lo scorso 19 settembre. La ditta si occuperà di predisporre e posizionare le barriere per la chiusura al traffico in corrispondenza dell’area di cantiere e all’incrocio tra viale Colombo e Viale Lungomare del Golfo. 

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Quartu, cinque giornate di festa per San Luca al Margine Rosso

Cinque giornate di celebrazioni per la festa patronale di San Luca al Margine Rosso a Quartu. «È una festa che quest’anno abbiamo pensato con tutto il consiglio pastorale e la comunità parrocchiale – racconta il parroco Don Davide Collu –  Vuol essere una festa semplice, che ci dia la possibilità di stare insieme come comunità. Ci saranno alcuni momenti forti: il giorno di San Luca, venerdì 18, vivremo una celebrazione comunitaria (inizio alle ore 19.30) con un mandato pastorale a tutti gli operatori della comunità, a tutti coloro che svolgono un servizio. Vogliamo affidare tutto il nostro impegno e il nostro lavoro al Signore per intercessione di San Luca. La stessa sera abbiamo pensato di continuare la festa in piazza coinvolgendo i giovani, quelli dell’oratorio che si metteranno ad organizzare la parte del cibo, dei panini mentre quelli seguiti da Federico Liguori animeranno la serata con le voci bianche della Chorus Opera»

La festa proseguirà anche durante il fine settimana: «Sabato 19 abbiamo pensato di celebrare una messa nel fortino (ore 17.00), che è stata la primissima Chiesa che ha accolto la comunità parrocchiale. A seguire, una esperienza particolare: un concerto al tramonto (ore 18.00), con il bellissimo panorama che questo quartiere ci regala sempre a cura di Federico Liguori che dirigerà il coro Clara Voce. Verrà eseguito il Requiem di Mozart. Una cosa singolare e speriamo bella. L’altro momento forte sarà domenica mattina con il tradizionale sbarco del santo che verrà portato dal mare, accolto da tutti i fedeli in spiaggia dove verrà celebrata la messa. Alle celebrazione di domenica sono invitate tutte le rappresentanze cittadine, i gruppi, i comitati: le realtà della nostra città» prosegue don Davide.

Pagina facebook: Parrocchia San Luca – Margine Rosso

Le ultime due giornata di festa sono in programma giovedì 24 e sabato 26:  «L’altro momento forte che chiuderà i festeggiamenti sarà la benedizione del Tabernacolo è stato rinnovato e completato. Questa è una celebrazione comunitaria (sabato 26 ottobre dalle ore 18.30), preceduta da una catechesi biblica – in programma giovedì 24 ottobre alle ore 20.00 – a cura di don Andrea Secci sul senso della presenza di Dio dentro il popolo. La festa si concluderà sabato con la cena comunitaria a cui tutti sono inviati nello spirito di condivisione».

Per don Davide è la seconda festa da parroco della Parrocchia di San Luca: «Stiamo cercando di valorizzare questa festa coinvolgendo giovani e famiglie. Questo è il nostro obiettivo e riguarda anche il nostro cammino parrocchiale: coinvolgere loro e renderli partecipi di tutte le attività, a partire dalla festa patronale. Una attività forte che li richiama ad essere protagonisti. Speriamo che i bambini, i ragazzi e le famiglie possano rispondere a questo invito con la loro partecipazione»

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Quartu, nuovo sciopero dei lavoratori verde pubblico: «Chiediamo il rispetto degli accordi»

Non si ferma la protesta dei lavoratori del verde pubblico a Quartu Sant’Elena. Gli operai hanno proclamato uno sciopero per la giornata di giovedì 10 ottobre e chiedono il rispetto degli accordi presi dall’amministrazione comunale «finalizzati ad estendere e migliorare il servizio esistente» e il miglioramento delle condizioni lavorative e «l’utilizzo dei fondi economici da impiegare per la tutela e la manutenzione delle aree verdi cittadine». 

Nel volantino, che riporta il logo della CGIL Flai, gli operai ricordano che da dieci anni lavorano per «tenere pulite e decorose le aree verdi  della città di Quartu.  Siamo quelli che consentono di poter andare al parco e trovare uno spazio pulito, fiorito e curato. Siamo quelli che si occupano della salvaguardia dell’ambiente cittadino curando gli alberi e gli arbusti presenti in città».

«Noi lavoratori – si legge nel volantino – scioperiamo perché gli amministratori di Quartu hanno deciso di ridimensionare drasticamente il servizio di manutenzione del verde cittadino, diminuendo le lavorazioni e la loro frequenze, causando una ingente diminuzione delle ore lavorative di noi operai e determinando un danno al verde cittadino. Scioperiamo perché la Giunta comunale ha ampiamente dimostrato scarsa attenzione alla tutela del verde e del lavoro. Scioperiamo perché la Giunta comunale non mantiene gli accordi firmati e sottoscritti con noi operai che prevedono l’incremento del servizio e della manodopera impiegata (rivelandosi  ad oggi una amministrazione totalmente inaffidabile)». 

Dopo alcune settimane di protesta tra agosto e settembre del 2018, dallo scorso 14 maggio, i lavoratori sono tornati sotto il palazzo comunale dove restano gli striscioni contro l’amministrazione

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La festa di Sant’Elena e l’icona “scritta” da un quartese

L’icona scelta per l’edizione di quest’anno della Festa di Sant’Elena Imperatrice a Quartu è stata “scritta” da Paolo Tatulli, 31enne, parrocchiano della Basilica di Sant’Elena Imperatrice. Da due anni a questa parte è  novizio presso il monastero di Santa Maria delle Grazie, nell’Abbazia greca di san Nilo, a Grottaferrata in provincia di Roma. Si tratta di un un monastero cattolico di storia millenaria, nel quale si vive la spiritualità del monachesimo orientale di san Basilio il Grande e dove viene officiato il rito bizantino-greco.

Profilo Sociale ha chiesto a Paolo com’è nata l’idea dell’icona che ha rappresentato la santa: «Le icone non si disegnano, ma si ”scrivono”. L’icona è teologia e preghiera dipinta, perché nelle sue forme e colori deve rispondere a dei canoni ben stabiliti che comunicano significati teologici»

Buona lettura.

 

«Nel rito bizantino le icone rivestono un ruolo fondamentale all’interno della liturgia: esse non sono un quadro o un oggetto decorativo sacro, ma sono parte integrante della liturgia nella Chiesa universale, nella quale, dalla loro tavola dipinta, sono finestre aperte col Regno dei Cieli e strumento di preghiera viva per il sacerdote che celebra la divina liturgia (la santa messa) e per il popolo di Dio radunato in preghiera, sia in chiesa che nelle proprie case. Nelle chiese di rito bizantino, i fedeli ci testimoniano la loro caratteristica fede quando entrano in chiesa: si segnano dinanzi all’icona del Cristo, della Madre di Dio e dei santi loro devoti. Ne baciano la superficie e poggiano la propria fronte a contatto con l’immagine, perché nonostante sappiano di stare dinanzi a qualcosa di materiale, venerano invece la presenza del prototipo che ne è rappresentato, rendendo onore alla persona di Gesù e di Maria.

Nella nostra Abbazia è attivo un laboratorio di iconografia, nel quale si esercita l’arte di “scrivere” icone con la tecnica esclusivamente tradizionale: tavola in legno, gessatura con gesso di Bologna e colla di coniglio, pigmenti naturali disciolti con una mistura di uovo e aceto o vino, foglia oro. L’iconografia è l’attività principale dei lavori che svolgo in monastero. L’icona di sant’Elena segna praticamente l’inizio del mio percorso iconografico in Abbazia ed è quindi la prima icona che ho scritto. Quando il nostro maestro di iconografia, mi chiese con quale icona volessi iniziare, non ho avuto alcun dubbio: doveva essere sant’Elena e per diversi motivi. A sant’Elena è consacrata la mia città e la mia parrocchia di origine, nella quale ho ricevuto il battesimo e tutti gli altri sacramenti; qui il mio cammino personale di fede e umano ha avuto dei punti di svolta; qui la comunità intera mi ha voluto da sempre e mi vuole un gran bene e alla notizia del mio percorso vocazionale non ha cessato di sostenermi nella preghiera, cosa alla quale sono molto grato. Inoltre, l’Imperatrice Elena, colei che ritrovò la croce di Cristo, è tra le sante più importanti nell’oriente cristiano e soprattutto nelle chiese di rito bizantino, il 21 Maggio viene ricordata con grandi onori in insieme al suo figlio Costantino.

Le icone non si disegnano, ma si  “scrivono”, per questo ho detto prima: “scrivere”. L’icona è teologia e preghiera dipinta, perché nelle sue forme e colori deve rispondere a dei canoni ben stabiliti che comunicano significati teologici.

L’icona di sant’Elena che ho scelto è presa da un’immagine già esistente, alla quale mi sono ispirato. In genere nelle icone ci sono modelli che si fissano e si riproducono costantemente: sant’Elena e Costantino insieme, oppure l’icona dell’Esaltazione della Santa Croce dove Elena con Costantino, il vescovo di Gerusalemme ed il popolo adorano la Santa Croce.

La presente icona rappresenta solo la santa, in posizione frontale ed eretta, tipica nelle icone, perché stabilisce un contatto diretto col fedele e instaura subito un dialogo di preghiera. È vestita con un abito regale damascato: il porpora è il colore che portano le regine o le spose, è decorato con gemme e perle per risaltarne la nobiltà del personaggio. Porta una corona sul capo perché è un’imperatrice, i suoi capelli sono velati da un velo azzurro, perché in oriente le figure femminili portano sempre i capelli coperti in segno di dignità. Con una mano regge la Croce, elemento che contraddistingue la storia della sua santità, e con l’altra mano la indica per rimandare la memoria del fedele al mistero della salvezza portata da Cristo. Attorno alla testa porta il nimbo, cioè l’aureola, segnata con punzonatura. Il fondo è in foglia d’oro e rappresenta la luce d’eternità in cui sono immersi i nostri santi. La cornice non è elemento decorativo, ma ha il compito di significare la separazione tra il nostro mondo e il Regno dei Cieli, che è già qui su questa terra, ma non ancora del tutto. Ai lati della santa ho voluto riportare l’iscrizione del suo nome in greco (Aghìa Eléni) e in latino, sia per stabilire una comunione tra la mia parrocchia di origine e il mio cammino monastico nel rito bizantino-greco, sia per esaltare l’unione mai divisa tra Oriente e Occidente, unione ancora salda nel nostro monastero di Grottaferrata.

Faccio dono di questa icona di sant’Elena Imperatrice alla Basilica omonima e a tutta la sua comunità, grato al Signore dei segni di grazia ricevuti in essa e con la preghiera che la nostra santa offra per la città di Quartu le grazie necessarie e la salvezza derivante da Cristo»

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