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Mese: Novembre 2018

I diritti di tutti – Parte III

di Maria Bernardetta Cabras

…a sostituire i divieti con i permessi. L’idea del sindaco funzionò alla grande: a Tutti, i bambini si leva- vano dal letto la mattina senza il broncio, mangiavano di buon gusto ogni cosa dopo averne apprezzato il profumo, imparavano prestissimo a farsi il nodo ai lacci delle scarpe e sapevano fabbricare un aquilone con il legno di balsa. Ognuno aveva o una zattera di canne o una casetta sull’albero. A scuola erano sempre sveglissimi, attenti alle spiegazioni e soprattutto curiosi…

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Gli anni in cui dicevo buongiorno

di Donna Fernanda

C’è stato un tempo in cui dicevo buongiorno e buonasera, per favore e grazie; era il tempo della scuola, della palestra e delle passeggiate con mamma e papà. Appena maggiorenne, andavo a fare boxe nei locali dell’oratorio; don Giulio era stato un campione regionale di pugilato, ed a noi irrequieti come ci chiamava lui, insegnava la differenza tra un gancio e un jabs, tra un Padre nostro e uno scappellotto. Attraverso lo sport cercava di aiutarci a crescere, ed allontanarci da quel brutto giro che c’era in paese.

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Educare con l’ambiente

l’intervista di Alessandro Atzeni alla Dott.ssa Francesca Caldara (responsabile della gestione delle FAI Saline Conti Vecchi)

Il FAI, a Maggio del 2017, grazie a questa innovativa partnership con la Società Ing. Luigi Conti Vecchi S.p.A, ha ristrutturato i due immobili storici di questa salina degli anni ‘30 e li ha riportati agli ambienti originali. Un nuovo allestimento che ha a cuore la storia umana e naturalistica di questo sito, per consentire ai visitatori un’immersione totale nella vita di quelle che erano e sono ancor oggi, le Saline Conti Vecchi. La missione principale del FAI è quella di vigilare, tutelare e promuovere in ambito culturale i propri beni presenti in Italia. Ad oggi questi sono 37, un numero in continua evoluzione poiché l’obiettivo della fondazione è quello di distribuirsi in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale.

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Violenza sulle donne: questioni di genere

di Elisabetta Boeddu

Il 25 novembre si celebra la giornata internazionale contro la violenza sulle donne.

La stampa, nella maggior parte dei casi, ci parla di violenza sulle donne unicamente come espressione di una patologia nell’aggressore o di una incapacità dello stesso a controllare la propria rabbia. Per offrire una spiegazione più ampia del fenomeno però ritengo certamente più utile sostituire le parole “violenza sulle donne” con  violenza di genere. La violenza, infatti, non è solo una questione di “donne”, bensì di “uomini e donne”. In particolare, la violenza di genere è espressione di una patologia relazionale tra persone, fortemente legata alla modalità con cui le relazioni tra uomini e donne si costruiscono e si strutturano e ai modelli di “uomo” e “donna” che la società ci propone.

I termini che utilizziamo per definire il fenomeno infatti veicolano significati ben precisi, contribuendo a creare un sistema di ruoli e di aspettative sociali in base al quale a uomini e donne vengono attribuite caratteristiche ed inclinazioni diverse, presentando tale differenza come la diretta conseguenza della diversità maschile e femminile sul piano biologico e fisico. Credenze e stereotipi come questi sono subdoli e difficili da eradicare. Nessuno di noi, infatti, è immune da tali meccanismi che sono funzionali alla nostra mente e in grado di aiutarci a semplificare e comprendere in modo più rapido la realtà. Tali differenze, infatti, non sono biologicamente determinate bensì apprese in famiglia, a scuola, nei contesti sociali di appartenenza.

La violenza è il risultato del conservarsi di una condizione storicamente ineguale, che ha portato a una disuguaglianza profonda nei rapporti tra uomini e donne, al permanere di una struttura patriarcale basata su un condiviso squilibrio di potere tra uomo e donna, alla diffusione di una idea di inferiorità del sesso/genere femminile rispetto al genere maschile e ad una costante oggettivazione della donna.

La supposta inferiorità della donna rispetto all’uomo e l’utilizzo del corpo della donna come semplice “oggetto”, ad esempio, sono presenti in maniera pervasiva nella comunicazione utilizzata dai mass media, che utilizza il corpo della donna o parti di esso per affermare che la donna vive in funzione del volere maschile o per rendere più appetibile una campagna pubblicitaria (nella maggior parte dei casi indirizzata agli uomini), dando alla donna lo stesso valore del prodotto da vendere: un pneumatico per auto, un profumo, un’utilitaria ultimo modello.

Il radicamento di stereotipi di questo tipo nella vita sociale, economica, culturale, e politica del nostro paese rappresentano un ostacolo non solo al raggiungimento della parità tra i generi, ma anche una delle cause principali alla base dei fenomeni di violenza sulle donne. Intervenire per abbattere tali stereotipi e promuovere azioni che siano di valorizzazione delle differenze di ciascuno e dell’uguaglianza reale tra uomini e donne rappresentano un’azione di prevenzione primaria della violenza di genere a cui siamo quotidianamente chiamati, non solo il 25 novembre.

I ragazzi al Teatro Lirico con Massimiliano Medda: una risata va sempre bene

di A.M.

L’opera al Teatro Lirico di Cagliari con un protagonista d’eccezione. Massimiliano Medda, attore cagliaritano e capocomico della Compagnia Lapola, ha portato in scena le opere più prestigiose e conosciute. In platea un pubblico particolare: i bambini e i ragazzi delle scuole. Dal Nabucco al Barbiere di Siviglia passando, tra gli altri, per l’Aida, La Boheme, La Traviata, La Ciociara, Lucia di Lammermoor. «Da diversi anni collaboro con il Teatro Lirico e tutte le opere che vengono fatte nella versione serale vengono proposte per le scuole». Un modo divertente per far conoscere ed educare al teatro le nuove generazioni, spesso lontane da questa forma di comunicazione: «È fondamentale perché, grazie agli spettacoli, ai concerti, alle proiezioni dei film che i ragazzi conoscono e si abituano alla cultura. Le nuove generazioni sono cresciute con l’idea che l’opera è noiosa invece non è così.

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