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Le bugie hanno le gambe corte e migliaia di like

di Moreno Pisano – giornalista

Se riflettete per un attimo, si sta aprendo un’epoca dove fa notizia ciò che è falso.

Nelle questioni più importanti e delicate sino a quelle più futili, c’è sempre una verità diversa rispetto a quella consolidata e scientificamente dimostrata, che può essere veicolata attraverso i più vari strumenti che la tecnologia ha messo nelle nostre mani.

Si può modificare un’immagine e diffonderla come una vera fotografia, oppure scriverci un breve testo sopra affinchè sollevi la nostra indignazione. Si può tagliare un frammento di video e creare una clip che racconta qualcosa di diverso rispetto all’integrità del filmato, si può caricare un falsa notizia su internet e condividerla migliaia di volte, come fosse vera.

Così vediamo mettere in discussione le cure mediche o una perenne campagna elettorale che porta a consolidare una realtà percepita in modo completamente distorto rispetto ai dati che la descrivono. Tutto si mischia per annullare la differenza tra una notizia di una testata giornalistica, un’immagine di propaganda elettorale o un sito di fake news.

Diffondere informazioni false non è un mero errore o un modo simpatico di stare nel web. Nel film Inception, il personaggio interpretato da Leonardo di Caprio definisce l’idea il parassita più forte perché: E’resistente, altamente contagiosa. Una volta che un’idea si è impossessata del cervello è quasi impossibile sradicarla. Un’idea pienamente formata, pienamente compresa si avvinghia, qui da qualche parte.

A cosa servono quindi le notizie false? A darci un’idea diversa rispetto alla realtà, ad indurci in errore, a calcificare una convinzione sbagliata, a orientare il pensiero, come nelle cure che riguardano la nostra vita e quella dei nostri figli, le nostre abitudini, i regimi alimentari, non per nostro interesse ma per interessi per lo più economici che lucrano sulle scelte sbagliate che faremo.

Nella continua tensione sociale e nell’assenza di soluzioni nel breve periodo, l’unico modo per conservare il consenso politico sembra solo quello di criticare l’avversario attribuendogli le colpe di tutto. E chi scrive bufale conta proprio sull’impulso agli utenti con titoli che causano rabbia e indignazione.

Il web è una grande piazza, ci troviamo tante cose, ma come nella realtà, non dobbiamo fidarci degli sconosciuti. Infatti per ogni notizia bisogna controllare la fonte, quale sito l’ha prodotta e condivisa, capire se si tratta di un giornale, di un blog, di un semplice sito creato quasi esclusivamente per condividere notizie false. Di solito mischiano informazioni accurate con notizie false per fare satira.

Controllate quando il fatto raccontato è davvero accaduto perché vengono spacciate per nuove notizie vecchie che, in un contesto diverso, assumono tutto un altro significato. Spesso ci si sofferma solo al titolo-bomba ma è opportuno leggere tutto l’articolo. A volte ci si accorge che il testo non ha nulla a che fare con il titolo o che la storia è chiaramente falsa perché non esistono prove a confermarla.

È facile scambiare una foto per un’altra, basta sostenere che sia stata scattata a un dato evento quando invece appartiene a tutt’altro contesto. Bisogna dedicare tempo e attenzione, come quando si controllano le etichette dei prodotti che compriamo al supermercato, ci interessa la provenienza e la qualità. Anche le notizie, buone o cattive che siano, ma vere, fanno bene, a chi le produce e a chi le legge.

Giù le mani dagli appelli

di Alessandro PiluduVice direttore College Universitario Sant’Efisio e Responsabile Area Sociale della Cooperativa Starter

Premetto che il diritto di sciopero è sacrosanto, difendere e/o reclamare i propri diritti è giusto e doveroso.

I docenti universitari hanno indetto uno sciopero nazionale che sta interessando la corrente sessione di esami estiva per ottenere lo sblocco definitivo degli scatti stipendiali, 80 milioni di euro per le borse di studio, 6 mila concorsi per professori associati, 4 mila per ordinari e altrettanti per ricercatori a tempo determinato di tipo B.

Tutto ciò è corretto e condivisibile. Il nostro è un paese nel quale l’insegnamento è vituperato e scarsamente considerato come degno di cura ed attenzione. Ci si ricorda degli insegnanti solo quando, purtroppo, finiscono loro malgrado sulle pagine della cronaca per risse con studenti o genitori. Ed a poco vale la considerazione comune dei docenti universitari come agiati signori di mezza età seduti su polverosi e spesso poco utilizzati scranni ottocenteschi.
Non sono tutti così, tanti sono precari, e lo scatto contrattuale vale per l’operaio come per il cattedratico.

Ma il rovescio della medaglia sono gli studenti.
Migliaia di ragazzi spaesati girano per le nostre università carichi di ansia e frustrazione per appelli saltati, esami rimandati, sessioni di laurea posticipate. Tanti devono rimodulare il proprio vivere per conseguenza dello sciopero. Qualcuno ne pagherà forse care conseguenze (pensate a chi non potrà partecipare ad un concorso perché laureatosi la sessione successiva all’ultima utile alla partecipazione causa sciopero).

Le promesse di appelli suppletivi non stanno trovando piena realizzazione e le difficoltà aumentano per tutti. Lo sciopero è iniziato durante il governo vacante conseguentemente alle elezioni politiche di marzo, speriamo che dopo quella ci sia anche la risoluzione di questa vertenza che colpisce tante famiglie: dei docenti e degli studenti.

#giùlemanidagliappelli è l’hashtag con cui gli studenti contestano lo sciopero sui social scattandosi selfie con cartelli di protesta, come sono lontani i cortei studenteschi.

Videosorveglianza: dalla Regione, 20 milioni di euro per 267 comuni

Un servizio di videosorveglianza per tutti i 377 comuni della Sardegna, caso unico in Italia.

Dopo un primo finanziamento di sette milioni destinato a 110 comuni – trenta hanno già completato l’opera – nella giornata di oggi, la Regione ha presentato un bando “a sportello” da 20,2 milioni per gli altri 267 comuni: si va da un minimo di 35mila euro per i comuni sino a mille abitanti fino a 200mila euro per quelli oltre i ventimila abitanti. I lavori dovranno essere ultimati entro luglio 2020.

Per il presidente della Regione, Francesco Pigliaru, il bando risponde alla crescente domanda di sicurezza da parte dei territori e rappresenta una esigenza che riguarda tutti gli amministratori locali troppo spesso vittime di intimidazioni.

“Se per tutti la videosorveglianza, come strumento di dissuasione e prevenzione, è un essenziale passo in avanti sul fronte della sicurezza, per le zone interne, in particolare, ha un ruolo importante nella lotta allo spopolamento” afferma Pigliaru in una nota sul sito della Regione Sardegna.

Per l’assessore regionale agli Affari Generali, Filippo Spanu, i punti di partenza sono stati il precedente bando e la valorizzazione delle associazioni tra Comuni che portano vantaggio per gli enti locali “ Il nuovo bando – ricorda Spanu nella nota – risponde alle istanze e alle esigenze più volte manifestate dalle comunità locali e nasce sulla base degli accordi sottoscritti con il Ministero dell’Interno, le Prefetture, l’Anci e il Consiglio Autnomie Locali.

Gli obiettivi del progetto sono stati illustrati dall’assessore degli Enti Locali, Cristiano Erriu “Prevenzione dei reati di vandalismo contro il patrimonio pubblico e privato, di episodi di criminalità organizzata o di atti intimidatori contro gli amministratori locali e i cittadini: sono alcuni dei principali obiettivi che ci siamo posti.

È un progetto unico in Italia perché in nessun’altra regione tutti i Comuni sono legati in rete per garantire la pubblica sicurezza”.

All’interno del bando sono stati stanziati anche 50mila euro per il Comune di Macomer, dove che entro sei mesi verrà realizzata una rete di monitoraggio e controllo collegata al Centro per la permanenza e il rimpatrio (Cpr).

Alla presentazione erano presenti anche il presidente dell’Anci Sardegna Emiliano Deiana, il sindaco della Città Metropolitana Massimo Zedda e l’assessora all’Industria del Comune di Oristano Pupa Tarantini.

Men vs Fake News

di Alessandro Atzeni

Il futuro del giornalismo passa da qui, da un punto di rottura tra diverse generazioni e da un diverso modo di intendere una professione che, fino a poco tempo fa, ha contribuito alla nostra crescita personale e di comunità.

Una crescita che però non è stata sempre in divenire, ma ha subito tracolli anche pesanti, fino ad arrivare ai giorni nostri in cui chiunque, in ogni parte del mondo e nello stesso istante, è potenzialmente un giornalista.

Allora com’è possibile stabilire chi dice il vero, di chi ci dobbiamo fidare per distinguere le notizie reali dalle fake news?

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