La rassegna si compie a Quartu Sant’Elena dal 21 al 29 ottobre 2021 presso l’edificio storico dell’ex Convento dei Cappuccini, in via Brigata Sassari 35.
Giovedì 28 ottobre con Francesco Abate che presenterà il suo libro “I delitti della salina” e venerdì 29 ottobre con Roberto Delogu e Lorenzo Scano che presenteranno i loro libri “Black out” e “Via libera”, si chiude la rassegna Libri à Buffet, curata dall’Associazione Culturale Artifizio, inserita all’interno del cartellone Quartu Ripresa 2021 organizzata dall’Amministrazione comunale.
Ad arricchire la manifestazione un’offerta laboratoriale per ragazzi creata in sinergia con l’associazione multiculturale Arcoiris ODV in cui i giovai avranno la possibilità di raccontare e raccontarsi attraverso la scrittura creativa e la lettura interpretata, passando da fruitori ad autori e mettendo così in pratica le idee apprese durante la rassegna
Entrambi gli appuntamenti di Libri à Buffet sono fissati per le ore 17:30. Le serate saranno incentrate non solo sui titoli, ma anche sull’esplorazione della Bottega Artigiana d’Autore dei protagonisti che coinvolgeranno il pubblico in questo viaggio. Le letture di Rose Aste e Carlo Antonio Angioni verranno accompagnate dai momenti musicali di Maurizio Palitrottu Pretta.
A conclusione dell’incontro, il pubblico avrà l’opportunità di esplorare ulteriormente le storie attraverso la loro rappresentazione culinaria. L’associazione Artifizio ha infatti affidato a due pizzerie di eccellenza di Quartu – Metropizza e Il Gallo d’oro – il compito di creare delle pizze incentrate sui profumi, le atmosfere, i viaggi e le ricette dei libri presentati, cercando di costruire un “sapore della storia”.
Il pubblico potrà così, dopo la presentazione, gustare la “PIZZA A LIBRO” in compagnia degli autori e degli artisti intervenuti. “Abbiamo cucinato i libri che gli autori vi presentano, abbiamo cucinato certe atmosfere, certi profumi, certi odori della Marina di Cagliari con vaghe evocazioni verso Su Siccu, e riportate poi verso le nuove case” commentano gli organizzatori, associando il metodo di creazione delle pietanze all’effettiva storicità della città metropolitana.
Le attività si svolgeranno in piena conformità alle prescrizioni ministeriali finalizzate al contenimento della diffusione del Covid-19. L’ingresso sarà consentito solo ai possessori di Green Pass.
A Casa Olla si benedice il vino nuovo e il ritorno di un punto vendita della storica cantina
La Cantina di Quartu torna in città. A venti anni di distanza dalla chiusura della struttura di viale Marconi, l attività riprende con un punto vendita in via Eligio Porcu 27, dove sarà possibile acquistare i vini del territorio, preparati nella struttura presente oggi a a Maracalagonis dove si conferiscono quasi 10.000 quintali di uva e si producono 600.000 bottiglie vendute in tutto il mondo.
È stata una giornata di festa, come era usanza in passato, a dare il via al nuovo percorso un brindisi con un vino novello delle campagne quartesi. Nei nuovi spazi si sono ritrovati un centinaio di persone. Uno dei momenti più importanti è stata la benedizione impartita dal vice parroco della Basilica di Sant’Elena, Don Gianmarco Lorrai, davanti al Presidente della Cantina Giuseppe Farci, al direttore Lucien Angei, all’organizzatore della manifestazione Sergio Piludu, al Gruppo folk Città di Quarto 1928, e al direttivo della ProLoco di Quartu Sant’Elena.
Le immagini della festa della vendemmia e dei prodotti della Cantina di Quartu
Una giornata di festa, coordinata da Margherita Puddu, Presidente dell’Associazione Nodas, che ha visto canti e balli, prima con il gruppo folk Città di Quarto 1928, organizzatore del Festival del folklore “Sciampitta” e in serata con la band guidata da Bob Montalbano.
“Vogliamo realizzare un importante lavoro con la città di Quartu” dice il direttore Lucien Angei, “ritrovando le radici centenarie della tradizione enologica del luogo dove é nata la cantina nel 1926. Oggi riapriamo un punto vendita nella stessa via Eligio Porcu e crediamo che si possa sviluppare un rilancio di tutti i produttori anche in chiave turistica”.
Il ritorno della Cantina a Quartu, oggi con almeno un punto vendita, può rappresentare per il territorio un’opportunità che l’amministrazione pubblica non deve trascurare, riprendendo anche il progetto avviato una decina di anni fa con “Città e strade del vino”.
Sabato 23 Ottobre 2021 alle ore 20:30, l’associazione culturale Tra Parole e Musica – Casa di Suoni e Racconti propone all’Antica Casa Olla a Quartu Sant’Elena il Concerto Narrativo “La Festa del Cristo” di Grazia Deledda. Sul palco il Living Canvas, Andrea Congia e il Tenore di Orosei Antoni Milia.
A Quartu Sant’Elena, nella suggestiva cornice dell’Antica Casa Olla, l’associazione culturale propone un omaggio alla scrittrice nuorese, Premio Nobel per la Letteratura a 150 anni dalla sua nascita. La performance vuole mescolare modalità espressive e linguaggi artistici trasformando il realismo della penna di Grazia Deledda in una variopinta scenografia sonora.
Ritagli di vita, carichi di un realismo sociale indagatore, unito a un forte simbolismo formano il corpus delle ventidue novelle dal titolo Chiaroscuro, pubblicato nel 1912 dall’editore milanese Treves. Lo spettacolo vuole trasformare i paesaggi introspettivi della Deledda in paesaggi musicali delineati da voci e chitarre, in un pellegrinaggio narrativo fatto di Devozione popolare e intime Inquietudini.
Per farlo si attiverà sul palco il folto gruppo di performer denominato Living Canvas, nato all’interno del festival fantamusicale Ucronie, che raccoglie performer provenienti da diverse discipline e dunque capaci di ricoprire vari ruoli nello sviluppo narrativo degli spettacoli multiartistici della Casa di Suoni e Racconti.
Per l’occasione sarà composto dalle voci di Ana Cruz, Alessandra Fadda e Silvia Mascia. Inoltre sul palco contribuiranno Andrea Congia, direttore artistico e chitarra, e la voce dal Tenore de Orosei Antoni Milia. Il gruppo è attualmente composto da Tore Mula (Voche), Alessandro Contu (Bassu), Alex Fadda (Cronta) e Francesco Mula (Mesuvoche). Propone un repertorio di canti a tenore e a cuncordu, questi ultimi appresi nelle confraternite religiose “Sas Animas”, “Su Rosariu” e “Santa Rughe”.
Lo spettacolo è un’opera musico-teatrale nata nel 2016 e fa parte della quattordicesima edizione della “Rassegna di Spettacolo tra Parola e Musica – SIGNIFICANTE – ISCURU”, inserito all’interno del programma Quartu Estate – Ripresa 2021 e promosso dall’Amministrazione Comunale. Gode del Patrocinio della Regione Autonoma della Sardegna, della Città Metropolitana di Cagliari e della Fondazione di Sardegna.
Lo spettacolo verrà ospitato dall’Antica Casa Olla, importante esempio di architettura tradizionale sarda. La partecipazione allo spettacolo è libera, ma per garantire una fruizione sicura a tutti i partecipanti e conseguentemente per accedere all’area di Spettacolo sarà necessario essere in possesso del Green Pass.
Lunedì 18 ottobre 2021 è stato trasmesso in diretta streaming il festival del fumetto e della cultura Pop Etna Comics. Presentato da MegaNerd, l’evento ha assegnato il prestigioso Premio Coco alle migliori Autrici, ai migliori Autori e alle migliori serie italiane. Il premio è dedicato alla memoria del grande cartoonist e illustratore siciliano Giuseppe Coco.
Silvio Camboni ha ricevuto il Premio Coco nella categoria “Miglior Disegnatore” con l’albo Disney “Mickey e l’Oceano Perduto”, sceneggiato da Denis-Pierre Filippi e edito in Italia da Panini Comics. Per gli organizzatori di MegaNerd, Camboni “ha contribuito a introdurre rinnovati livelli di spettacolarità e di sense of wonder all’interno di un universo narrativo che se da una parte appare ormai consolidato e codificato, dall’altro si rivela sempre foriero di ulteriori, molteplici suggestioni narrative”.
La riedizione italiana della graphic novel “Mickey e l’oceano perduto” aveva già creato raccolto a se le attenzioni dei ragazzi di Quartu Sant’Elena lo scorso 9 giugno. Infatti, Camboni aveva incontrato gli studenti dell’Istituto Comprensivo 4 per una mattinata di attività artistiche e formative organizzata da Arcoiris ODV nel contesto della rete Si Può Fare. “In Italia si hanno pochi contatti col fumetto in quanto fenomeno di massa. Ma questi eventi sono importanti perché gli studenti osservano attentamente. La lontananza dal mezzo può creare diffidenza, ma anche stupore”, spiegava Camboni.
Tra le motivazioni della vittoria, gli organizzatori dell’evento hanno prediletto Il segno grafico di Camboni che “dà vita a tavole ampie, ariose, in cui la meticolosità del tratteggio definisce ogni cosa” con ambientazioni ampie, cariche di verticalità e di dettagli. “Riverbera attraverso vignette ricchissime, graziate dallo progettazione minuziosa di location, vestiari, apparecchiature, e uno storytelling incalzante”.
“I testi sono di Denis-Pierre Filippi e il colore è affidato a Gaspard Yvan. Fare tutto da soli non conviene a nessuno” aveva affermato Camboni in occasione del 9 giugno. Una caratteristica che è piaciuta ai giudici di Etna Comics, tanto da dichiarare che ” lo studio dei piani prospettici col quale Camboni ha consentito ai coloristi Gaspard Yvan e Jessica Bodart di dar vita a un lavoro cromatico che stupisce per il rigore e la profondità. Per questo motivo, il Premio Coco di Etna Comics, nella categoria “Miglior Disegnatore”, viene attribuito per il 2021 a Silvio Camboni”.
Un’indagine medica trova le prove di veridicità su una delle leggende della storia sarda
I reperti, trovati in un luogo tenuto segreto, che provano l’esistenza de “S’Accabbdora” (foto FP)
Gianfranco Tore, docente di Storia della Sardegna all’università di Cagliari, parla di una “vera e propria prova regina” che dimostra che
Quattro medici, a otto mani, hanno esaminato e verificato le prove recuperate in un paese del sud Sardegna. “Un giorno un mio paziente mi ha presentato un martello in legno con delle tracce di sangue che aveva trovato in una nicchia della vecchia casa dei nonni.” spiega il cardiologo Augusto Marini, “Ho coinvolto i colleghi per capire, anche storicamente, a cosa potesse essere servito. Qualche tempo più tardi un altro paziente mi disse che sapeva che i nonni conoscevano un’ “accabbadora” nel paese vicino, quel paese era lo stesso dove c’erano i reperti trovati nella nicchia”.
Secondo Wikipedia “Il termine sardo femina accabadora, femina agabbadòra o, più comunemente, agabbadora o accabadora (s’agabbadóra, lett. “colei che finisce”, deriva dal sardo s’acabbu, “la fine” o dallo spagnolo acabar, “terminare”) denota la figura storicamente non comprovata di una donna che si incaricava di portare la morte a persone di qualunque età, nel caso in cui queste fossero in condizioni di malattia tali da portare i familiari o la stessa vittima a richiederla.”. “Nella nicchia abbiamo trovato una “mazzocca di olivastro”, murata e nascosta dietro un telo in orbace a strisce, ma ancora parzialmente aperta. Non solo: all’interno della parete c’era un tronchetto di legno avvolto in ritagli di giornale “il tutto legato con uno spago che in Sardegna prende il nome di marredda. Il legno si rivelò essere uno scalpello con punta piatta, noto col nome di sa misericordia, i reperti cartacei tratti da periodici religiosi. Ritagli che riportavano date risalenti agli anni ’20 del Novecento. Un rosario con vaghi di legno e medaglietta e un foglio piegato in quattro, con scritti a matita e in bella grafia, nove nomi di persone con il numero uno – 1 – di fianco. Vi era una moneta di rame, un dente umano e un piccolo pezzo di legno tarlato” spiega Aldo Cinus, medico di base e oculista, “i nomi per il periodo ci hanno dimostrato che non erano solo persone anziane e che quello dovesse essere l’elenco delle persone da “assistere”.
I reperti trovati e le tracce di sangue, esaminate dal Dottor Antonio Demontis, anatomopatologo, hanno dimostrato che l’utilizzo fosse diretto, probabilmente per spezzare la terza vertebra celebrale o portando all soffocamento tramite l’ostruzione dell’apparato laringofaringeo.
“In molti paesi molti disabili gravi e anziani terminali” chiarisce Mariano Staffa, medico di base, dentista e esperto di tradizioni popolari, “venivano accompagnati alla morte con medicine come arsenico, diventando lui stesso “accabbadore” ma in alcuni casi il medico non poteva e si trovava una persona, in molti casi l’ostetrica, che poneva termine alle vite più difficili o, determinava che il neonato era “nato morto” se la situazione di malformazione avrebbe complicato la vita o creato maldicenze demoniche presenti nella tradizione.”
“Da tempo ci domandiamo se il mito, la tradizione, il rituale de s’accabadura siano mai esistiti, questa nostra riflessione vuole portare qualche mattoncino verso l’esistenza di una reale tradizione di facilitazione del trapasso quando questo era particolarmente doloroso e difficile. Allo stato attuale del dibattito appare complesso affermare con certezza assoluta l’esistenza de s’accabadura, ma è difficile pure negarlo. Nel profondo del cuore non credo sia così importante sapere se nel nostro passato sia esistita una simile pratica o se ne sia sempre stato coltivato il mito. Quello che è certo, senza il men che minimo dubbio, è che per oltre venticinque secoli si è favoleggiato sull’esistenza di particolari figure che agevolavano la morte non per cattiveria o per trarne qualche vantaggio, ma solo per misericordiosa pietà al fine di abbreviare la sofferenza peri-mortale.” chiarisce il Dottor Staffa nella presentazione del libro “ Accabadora mito e realtà. Storia e reperti di un ritrovamento” edito da Isopalma e disponibile in diverse librerie dell’area cagliaritana oltre che in internet,
Il dottor Augusto Marini interviene ad una recente presentazione del libro, con gli altri autori, organizzata a Quartu Sant’Elena presso Casa Olla in collaborazione con il Gruppo folk Città di Quarto 1928 e sostenuta dalla Fondazione di Sardegna