Un’isola di precari che guadagnano poco

di Andrea Matta

È questa l’estrema sintesi del dossier “Il giornalismo in Sardegna” curato dall’UCSI Sardegna (Unione Cattolica della Stampa Italiana) coordinato da Alessandro Zorco e dal gruppo di lavoro formato da Bruno Ghiglieri, Andrea Pala, Gian Luigi Pittau e Simone Bellisai.

Un lavoro definito coraggioso dagli esperti nel settore che hanno partecipato alla presentazione nella sala Fondazione di Sardegna lo scorso 12 maggio in una mattinata che ha visto presenti pochi giovani giornalisti.

“Il dossier – spiega Alessandro Zorco – fotografa il reale spaccato dell’informazione in Sardegna dove a fronte di una minoranza di colleghi contrattualizzati e ancora ben tutelati c’è una platea sempre più ampia di giornalisti precari e sottopagati.

Abbiamo sempre saputo che un collaboratore prende pochi euro per un pezzo scritto sul giornale, ma era da tanti anni che non si provava a fare un censimento dei giornalisti precari sardi.

Ho constatato che per molti colleghi vedere nero su bianco e senza troppi giri di parole quali sono i numeri effettivi è stato abbastanza sconcertante.”

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Il giornalismo è la lotta per il giornalismo

di Vito Biolchini
Questo intervento è stato pubblicato nel dossier “Il giornalismo in Sardegna”, curato da Ucsi Sardegna e presentato nelle scorse settimane.

Accadde tutto in pochi giorni sei anni fa, un’altra epoca a pensarci oggi. Dirigevo a Cagliari una radio privata, ero assunto a tempo indeterminato, andavo in onda due ore in diretta la mattina ma per il resto il lavoro organizzativo si stava mangiando la mia vita professionale.

Telefono, scrivania, riunioni.

Per consentire ai miei colleghi di fare al meglio i giornalisti, il giornalista non lo stavo più facendo io.

Così, all’improvviso aprii un blog e iniziai a scrivere, e sotto il mio nome misi una frase che ricordavo di aver letto in un manuale di giornalismo: “La libertà di stampa è di chi possiede un organo di stampa”.

Come dire: è inutile essere giornalisti se poi non hai una testata dove lavorare.

Non sono più riuscito a trovare l’autore di quella frase (di cui mi approprierò, per usucapione, a tempo debito, e la spaccerò per mia), ma poco importa: la testata ero io, il blog divenne il mio giornale privato, dove scrivere ciò che per mancanza di tempo non riuscivo a dire in radio.

Un sontuoso passatempo.

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