Quel desiderio inarrestabile di essere genitori

di Alessandra Calamida

Educare è una parola importante per qualsiasi genitore ed oggi è ancor più complesso, ogni età richiede una capacità di comprensione diversa, ma l’influenza della società poco educativa complica ulteriormente il ruolo delle famiglie. Bisogna educare noi genitori a capire le esigenze dei nostri figli ma allo stesso tempo c’è la necessità di educare gli altri all’adozione, in particolare tutte quelle figure di riferimento che avranno a che fare con i loro, per trattarli come tali, senza pregiudizi o preconcetti. In qualità di Mamma adottiva e presidente di un’associazione adottiva (AGA Associazione Genitori Adottati Onlus) posso dire che diventare genitori adottivi è un percorso non semplice. Vuol dire creare uno spazio fisico-mentale adatto al bambino che andremo ad accogliere, un bambino con una storia personale, tratti somatici e culture diverse dalla nostra. Tutto questo percorso è guidato da tante figure di accompagnamento, dai servizi socio sanitari, ai tribunali, alle associazioni familiari.

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Genitori pavesini e il terrore del limite

di Pier Paolo Cavagna

Scrivo questo breve articolo all’indomani dei fatti di cronaca nera che hanno investito, come un uragano, il mio piccolo paesino di provincia. È stata una settimana densa di appuntamenti in studio, per lo più di genitori di adolescenti. Tutti, o quasi, con gli stessi problemi: gestire i comportamenti dei propri figli. Figli che fumano, si cannano, escono alle cinque del pomeriggio e fanno rientro a casa alle cinque del mattino, figli che bevono, figli a cui non si può dire di no sennò ti devastano la casa, figli a cui non si possono dare delle regole sennò chissà cosa fanno. Non ho avuto, a colloquio, uomini e donne adulte. Ho avuto adolescenti che tentano di educare
adolescenti. Genitori Pavesini, come i biscotti. Rigidi fuori, senza peso, pieni d’aria dentro, che come li inzuppi nei problemi educativi della quotidianità si sfaldano in poltiglia, perdendo ogni consistenza.

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Educare per crescere

Editoriale n.3 di Novembre 2018
di Andrea Matta

Il viaggio di Profilo Sociale fa rotta verso l’educazione. La trasmissione dei valori positivi, la crescita personale, il rispetto degli altri, delle regole e la voglia di riscatto. Una vera e propria sfida ai giorni d’oggi. Quando pensiamo all’educazione, la prima immagine che ci viene in mente è quella della scuola. Sedie, banchi, alunni, professori, famiglie. Chi guarda oltre il presente ragiona su quelli che possono essere gli investimenti, non solo sulle strutture ma anche quelli sul “materiale umano”, la base su cui costruire una nuova classe dirigente. Investire su scuola e ricerca deve essere una delle priorità di questo Paese. La partita che si sta giocando in Parlamento con l’approvazione della Legge di Bilancio vedrà l’istruzione sconfitta se si attueranno i temuti tagli da trenta milioni così ripartiti: 8 milioni per l’istruzione del primo ciclo; 3 milioni per il secondo ciclo; 3 per l’aggiornamento e il reclutamento dei dirigenti scolastici e del personale e 15 milioni per l’università. Il compito di investire sulla scuola tocca dunque agli enti locali, le cui casse sono già in crisi. A questo aggiungiamo il problema della dispersione scolastica e del bullismo, per citare due dei temi più comuni.

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I diritti di tutti – Parte II

di Maria Bernardetta Cabras

…nella porta della falegnameria del Comune, nel campanello della sartoria della zia Nuccia, nell’insegna della pasticceria “La golosina”, ma il sindaco ne aveva fatto preparare tante altre copie, da aggiungere a tutti i luoghi in cui si facevano attività pratiche.

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I diritti di Tutti – Parte I

di Maria Bernardetta Cabras

Nel paese di Tutti vivevano molti anziani e pochi giovani.

Le famiglie preferivano spostarsi a vivere nella Grande Città, dove tutto era a portata di mano: le scuole, gli ospedali, le autostrade che portano al nord, l’aeroporto, i negozi.

Successe che, un giorno, Maria e Giacomo, due fratelli gemelli di 8 anni, dovettero salutare Ettore, l’amico della fattoria dove avevano giocato i giochi più belli, compreso cavalcare Pedro il puledro.

La fattoria chiudeva e con essa una parte del loro cuore. Poi partirono Giada e il suo papà, maestro di musica del paese.

Fu una tristezza immensa veder caricare sul camioncino le chitarre, i violini, i sassofono, l’arpa e il fantastico pianoforte a coda.

Chi avrebbe suonato la musica a Tutti?

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