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Barumini, oltre 150mila presenze nel 2018

Numeri in crescita per la Fondazione Barumini Sistema Cultura che mette insieme l’area Archeologica “Su Nuraxi”, il Polo Museale “Casa Zapata” e il Centro Culturale “Giovanni Lilliu”. Si passa dagli oltre 139mila visitatori del 2017 ai 150mila del 2018. Dati che confermano il gradimento dei visitatori e dei turisti per una destinazione turistica ambita in una delle aree interne più apprezzate della nostra isola.

Nell’area archeologica “Su Nuraxi” i visitatori sono stati oltre 88mila: 51mila stranieri, in particolare francesi (17mila), tedeschi (oltre 8mila), spagnoli (3mila) e olandesi (2mila) e 38mila italiani. Dati positivi per “Casa Zapata”, passata in un anno da 35mila visitatori a 38mila e per il centro culturale “Giovanni Lilliu” dai quasi 16mila ai 22mila.

Turisti e visitatori passano da Barumini tutto l’anno. Se il picco delle visite è stato registrato ad agosto (15831 accessi a Su Nuraxi, 6633 a Casa Zapata e 3230 al Centro Lilliu) sono in aumento anche i numeri relativi ai mesi primaverili e a quelli invernali grazie al lavoro di destagionalizzazione portato avanti negli anni e agli eventi promossi dalla Fondazione come l’Expo Turismo Culturale in Sardegna o le mostre cittadine dedicate al territorio. A dicembre 2018, nelle tre destinazioni, i numeri sono cresciuti di oltre 700 unità (da 2309 a 3809 visitatori).

Carbosulcis cambia rotta: innovazione e ricerca i nuovi obiettivi

Dal 1° gennaio l’ufficialità della notizia ormai diventata prassi da qualche tempo, la Carbosulcis ha smesso di estrarre il carbone così come deciso dalla Commissione Europea che ha approvato 4 anni fa il piano di aiuti per la conclusione dell’estrazione del minerale.

Le nuove parole d’ordine: innovazione e ricerca

I due nuovi obiettivi sono posti all’interno del Piano industriale 2018/2022 approvato dalla Giunta regionale, definito dall’assessore all’industria Maria Grazia Piras come un momento storico.

Cosa prevede il piano industriale 2018/2022?

  • La riconversione del sito tramite avvio di nuove attività finanziate con risorse proprie e con incentivi nazionali;
  • collaborazioni strategiche con altre società partecipate dalla Regione Sardegna (Igea e Sotacarbo);
  • la realizzazione di un nuovo lotto di discarica per rifiuti non pericolosi, il progetto Aria (in collaborazione con l’Infn);
  • un programma di ricerca e innovazione, insieme all’Università di Cagliari per verificare la fattibilità dello stoccaggio di energia in sottosuolo;
  • la messa in sicurezza delle infrastrutture in sottosuolo e delle aree di superficie della miniera, così come previsto dal piano di chiusura dei siti.

20 anni dopo

di Alessandro Atzeni

20 anni dopo è il romanzo successivo a I Tre Moschettieri, in cui Alexandre Dumas colloca molto tempo dopo D’Artagnan e tutta la compagnia.

Le avventure del primo libro paiono sbiadite ma mai dimenticate del tutto, anzi, fonte quotidiana di crescita culturale sia personale che collettiva.

Queste avventure sono le stesse che Fabrizio de Andrè ha continuato a regalarci nei vent’anni successivi alla sua scomparsa, continuando a presentarci costantemente, in ogni avvenimento sociale di questo paese, la sua visione dei fatti.

Alla Sardegna Faber era legato visceralmente, tanto da averci vissuto dalla seconda metà degli anni settanta, per tutto il resto della sua vita, per questo oggi, vent’anni dopo, lo vogliamo omaggiare con l’ascolto dell’album dedicato all’Isola, un album inizialmente senza titolo, poi ribattezzato l’Indiano.

Gelo in arrivo sulla Sardegna

Entro sabato 5 gennaio non sono da escludere brevi episodi nevosi fino a quote collinari. Dopo le festività dal clima temperato ci si appresta a quello che ormai da anni sta sostituendo il periodo più classico legato all’inverno.

L’ingresso del grecale che si sta sostituendo al maestrale garantirà una riduzione di piogge anche se già nelle prossime ore si prevede una forte diminuzione delle temperature con rischio nevicate anche a bassa quota.

Queste le temperature minime delle prossime 24 ore:

  • Cagliari: 4 °C
  • Oristano: -2 °C
  • Nuoro: -3 °C
  • Sassari: 1 °C

Vescovi sardi: no al business delle armi in Sardegna

I vescovi sardi dicono no al business della armi in Sardegna e in Italia e chiedono un impegno alla riconversione delle industrie che le fabbricano. A partire dal messaggio di Papa Francesco, in occasione della cinquantaduesima Giornata Mondiale della Pace “La buona politica è al servizio della pace” e della Marcia della Pace in programma a Villacidro,i vescovi della Sardegna affermano la loro contrarietà alle fabbriche che generano morte chiede l’impegno di istituzioni, Università, scuole, imprese, associziazioni di lavoratori per «studiare con serietà, impegno e profondo senso di responsabilità la possibilità di un lavoro dignitoso per gli operai attualmente impegnati in tali attività»

«Oggi, anche nella nostra Regione, abbiamo bisogno di una buona politica che faccia crescere il lavoro libero, creativo, solidale e partecipativo. Un lavoro degno – si legge in una nota – che permetta ad ogni lavoratrice e lavoratore di tornare a casa ogni sera con la soddisfazione di aver guadagnato un pane dignitoso e di aver contribuito al progresso della società. Un lavoro che possa far crescere e consolidare la Pace, rispettoso della vita umana e della salvaguardia del creato».

«La produzione e il commercio delle armi – proseguono i vescovi – non contribuiscono certo alla Pace, anche se occupano molte persone e collocano in alto l’Italia nella classifica dei fabbricanti di armi. La Chiesa ha sempre sostenuto con fermezza che “la vendita e il traffico di armi costituiscono una seria minaccia per la Pace” (cfr Compendio della Dottrina Sociale della Chiesa, n. 511). Nel mondo invece crescono sempre più le spese militari e si registrano ancora tanti “conflitti dimenticati”: lo scorso anno sono stati 378, sparsi in diverse parti del pianeta, di cui 20 classificati come guerre ad elevata intensità. La gravissima situazione economico-sociale non può legittimare qualsiasi attività economica e produttiva, senza che se ne valuti responsabilmente la sostenibilità, la dignità e il rispetto dei diritti di ogni persona. In particolare non si può omologare la produzione di beni necessari per la vita con quella che sicuramente genera morte. Tale è il caso delle armi costruite nel nostro territorio regionale e usate per una guerra, che ha causato e continua a generare nello Yemen migliaia di morti, per la maggior parte civili inermi. Un business tragico che sembra non avere nessun colpevole, poiché i vari Paesi interessati si scaricano a vicenda le responsabilità. La questione diviene ancor più lacerante, sotto il profilo etico e socio-economico, poiché tale produzione avviene in un territorio, il nostro, tra i più poveri del Paese, ancora privo di prospettive per il lavoro. Cosi ai nostri operai si offre uno stipendio sicuro, ma essi devono subire l’inaccettabile per mancanza di alternative giuste e dignitose» proseguono la nota.

«L’impegno per la riconversione delle industrie della morte – scrivono i vescovi – non può essere solo il grido appassionato e sicuramente profetico di quanti sentono con particolare passione la necessità di coltivare la Pace.  Può sembrare utopia, ma sappiamo che quando tale impegno è stato assunto da persone di buona volontà si è dimostrato realizzabile e fecondo. Come Chiesa dobbiamo e vogliamo lavorare soprattutto per la formazione delle coscienze e per ricordare a tutti il dovere del rispetto dei diritti di ogni uomo e di ogni donna, a qualunque Paese appartengano. C’è bisogno della preghiera e della responsabilità di tutta la comunità cristiana, c’è bisogno dell’impegno di ogni cittadino e di tutti i rappresentanti delle istituzioni cui stia veramente a cuore il bene comune»

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