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Un ponte culturale tra l’Isola e il Maghreb

Seminari sulla democrazia è il titolo della proposta culturale dell’associazione Accus (Associazione per la Cooperazione Culturale in Sardegna) per costruire cooperazione e collaborazione con il Maghreb.

Si parte dalla cultura per arrivare anche ad una collaborazione economica.

Tutto ciò parte dagli studenti attraverso la formazione tramite seminari aperti a tutti, compresi gli studenti magrebini che studiano nelle università sarde.

Una formazione politico democratica, i docenti infatti saranno sia italiani che magrebini.

Per partecipare è necessario inviare una mail all’indirizzo associazioneaccus@gmail.com.

L’iniziativa è promossa da ACCuS, con la collaborazione di Unimed – Università del Mediterraneo, Reset DOC – Dialogues on Civilization, Comunità di S. Egidio, Unipolis, Università di Sassari e Cagliari, Fondazione di Sardegna, Società Dante Alighieri ed il progetto avrà una durata triennale. 

20 anni dopo

di Alessandro Atzeni

20 anni dopo è il romanzo successivo a I Tre Moschettieri, in cui Alexandre Dumas colloca molto tempo dopo D’Artagnan e tutta la compagnia.

Le avventure del primo libro paiono sbiadite ma mai dimenticate del tutto, anzi, fonte quotidiana di crescita culturale sia personale che collettiva.

Queste avventure sono le stesse che Fabrizio de Andrè ha continuato a regalarci nei vent’anni successivi alla sua scomparsa, continuando a presentarci costantemente, in ogni avvenimento sociale di questo paese, la sua visione dei fatti.

Alla Sardegna Faber era legato visceralmente, tanto da averci vissuto dalla seconda metà degli anni settanta, per tutto il resto della sua vita, per questo oggi, vent’anni dopo, lo vogliamo omaggiare con l’ascolto dell’album dedicato all’Isola, un album inizialmente senza titolo, poi ribattezzato l’Indiano.

Combattere il mondo a suon di valigie

di Davide Atzori

Quando si decide di cambiare c’è sempre una parte che vorrebbe davvero il cambiamento e un’altra che rema contro, per paura di rischiare e del giudizio altrui. La partenza è il segno più concreto di svolta di vita. Solitamente la si fa nella speranza che i propri figli possano godere di un’economia più stabile, che i propri studi o sacrifici non siano stati tempo perso. Forse ci si stanca di lottare contro i mulini a vento nella propria terra e si vuole ancora sentire il futuro nelle proprie mani, combattendo a suon di valigie l’inesorabile ticchettìo dell’orologio. In tanti vanno via, fermano il tempo e iniziano un’altra vita in un altro posto, spesso in un’isola chiamata Inghilterra.

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Editoriale N.2 di Settembre 2018

di Andrea Matta

Il viaggio di Profilo Sociale nell’isola delle storie da raccontare prosegue con il mondo del lavoro. Una parola che in Sardegna, ma anche in gran parte del nostro Paese, viene spesso seguita da altri due termini “allarme” e “disoccupazione”. Nell’epoca dei titoli sensazionalistici dei quotidiani e dei giornali online nessuna delle due voci ci fa più paura. Motivo? Siamo quasi abituati a sentirle nominare insieme. La politica cerca di fare la sua parte: mediazione nei tavoli dei ministeri tra multinazionali straniere, lavoratori e sindacati e progetti come il piano LavoRas, messo in moto dalla Regione Sardegna – al momento 258 progetti presentati da 195 comuni e 160 imprese che hanno assunto le prime 200 persone, la maggior parte a tempo indeterminato per 128 milioni di euro stanziati per il 2018 e 70 ciascuno per il 2019 e il 2020 – ma ancora tanto c’è da fare.

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Un’isola di precari che guadagnano poco

di Andrea Matta

È questa l’estrema sintesi del dossier “Il giornalismo in Sardegna” curato dall’UCSI Sardegna (Unione Cattolica della Stampa Italiana) coordinato da Alessandro Zorco e dal gruppo di lavoro formato da Bruno Ghiglieri, Andrea Pala, Gian Luigi Pittau e Simone Bellisai.

Un lavoro definito coraggioso dagli esperti nel settore che hanno partecipato alla presentazione nella sala Fondazione di Sardegna lo scorso 12 maggio in una mattinata che ha visto presenti pochi giovani giornalisti.

“Il dossier – spiega Alessandro Zorco – fotografa il reale spaccato dell’informazione in Sardegna dove a fronte di una minoranza di colleghi contrattualizzati e ancora ben tutelati c’è una platea sempre più ampia di giornalisti precari e sottopagati.

Abbiamo sempre saputo che un collaboratore prende pochi euro per un pezzo scritto sul giornale, ma era da tanti anni che non si provava a fare un censimento dei giornalisti precari sardi.

Ho constatato che per molti colleghi vedere nero su bianco e senza troppi giri di parole quali sono i numeri effettivi è stato abbastanza sconcertante.”

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