Autore: Andrea Matta

Quartu, nuovo sciopero dei lavoratori verde pubblico: «Chiediamo il rispetto degli accordi»

Non si ferma la protesta dei lavoratori del verde pubblico a Quartu Sant’Elena. Gli operai hanno proclamato uno sciopero per la giornata di giovedì 10 ottobre e chiedono il rispetto degli accordi presi dall’amministrazione comunale «finalizzati ad estendere e migliorare il servizio esistente» e il miglioramento delle condizioni lavorative e «l’utilizzo dei fondi economici da impiegare per la tutela e la manutenzione delle aree verdi cittadine». 

Nel volantino, che riporta il logo della CGIL Flai, gli operai ricordano che da dieci anni lavorano per «tenere pulite e decorose le aree verdi  della città di Quartu.  Siamo quelli che consentono di poter andare al parco e trovare uno spazio pulito, fiorito e curato. Siamo quelli che si occupano della salvaguardia dell’ambiente cittadino curando gli alberi e gli arbusti presenti in città».

«Noi lavoratori – si legge nel volantino – scioperiamo perché gli amministratori di Quartu hanno deciso di ridimensionare drasticamente il servizio di manutenzione del verde cittadino, diminuendo le lavorazioni e la loro frequenze, causando una ingente diminuzione delle ore lavorative di noi operai e determinando un danno al verde cittadino. Scioperiamo perché la Giunta comunale ha ampiamente dimostrato scarsa attenzione alla tutela del verde e del lavoro. Scioperiamo perché la Giunta comunale non mantiene gli accordi firmati e sottoscritti con noi operai che prevedono l’incremento del servizio e della manodopera impiegata (rivelandosi  ad oggi una amministrazione totalmente inaffidabile)». 

Dopo alcune settimane di protesta tra agosto e settembre del 2018, dallo scorso 14 maggio, i lavoratori sono tornati sotto il palazzo comunale dove restano gli striscioni contro l’amministrazione

Stadio Is Arenas, chiesti 5 anni per Contini, 4 e mezzo per Cellino

Cinque anni per l’ex sindaco di Quartu a attuale presidente del Consiglio Comunale, Mauro Contini. Quattro anni e mezzo per l’ex numero uno del Cagliari, ora presidente del Brescia, Massimo Cellino e per l’ex assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Quartu, Stefano Lilliu. Sono queste le richieste formulate dai pm, Enrico Lussu e Gaetano Porcu nel processo sui presunti illeciti per la costruzione dello stadio Is Arenas di Quartu tra il 2012 e il 2013. I tre erano stati arrestati il 13 febbraio 2013. 

Oltre a Contini, Cellino e Lilliu,  nella giornata di oggi, i pm hanno chiesto 4 anni e tre mesi per il direttore ai lavori, Andrea Masala; due anni e due mesi per il tecnico del comune Raffaele Perra; otto mesi per il geometra Gaetano Mossa; un anno e otto mesi per il progettista Jaime Manca di Villhermosa e per il costruttore Marcello Vasapollo. 

Le richieste sono arrivate al termine delle requisitorie, durate due udienze, nelle quali l’accusa ha chiesto la condanna ai danni degli imputati per reati che vanno dal peculato consumato al peculato tentato, falso e violazioni urbanistiche e ambientali. 

All’interno del caso stadio Is Arenas, el maggio del 2016, l’ingegnere Pierpaolo Gessa aveva patteggiato la condanna a due anni di reclusione mentre Antonio Grusso era stato condannato a sei mesi per falso ma era stato assolto dall’accusa di tentato peculato.  Assolto il geometra Giorgio Caria. 

 [Foto pagina fb: radiogolfodegliangeli]

STARTER, bilancio positivo per “Artigiani in Mostra”

Bilancio positivo per la quinta edizione di “Artigiani in Mostra”, la mostra mercato organizzata da STARTER con il contributo della Fondazione di Sardegna e ospitata nel temporary store in via Eligio Porcu 24 e, nelle giornate della Festa di Sant’Elena, lungo tutta via Porcu grazie al supporto del Comitato Stabile per i festeggiamenti della Santa Patrona di Quartu. 

In un post pubblicato sulla pagina facebook della cooperativa, lo staff ha ringraziato «i tanti visitatori che non  hanno fatto mancare complimenti e apprezzamenti per questa iniziativa. Ringraziamo gli artigiani – prosegue il post –  che ogni volta rispondono con rinnovato entusiasmo al nostro invito e ai nuovi compagni di viaggio che di volta in volta si uniscono al gruppo scoprendo l’importanza della rete, del sostegno reciproco, della cooperazione. Da domani si inizia a programmare la nuova edizione natalizia di “Artigiani in Mostra”, quindi invitiamo tutti a seguire la nostra pagina per scoprire le news sulla nuova edizione».

Ajò Insieme diventa movimento politico, Stefano Secci: “Fare rete per la città”

Ajó insieme – Cittadinanza attiva” diventa un movimento politico. L’associazione, presieduta da Stefano Secci, è pronta per “scendere in campo” in vista delle elezioni comunali quartesi previste tra maggio e giugno del 2020.  

Tra le parole d’ordine del movimento, presentato sabato mattina a Casa Xaxa,: i cittadini, la comunità e fare rete. Ajò Insieme punterà su un nuovo modo di stare e vivere la città privilegiando la qualità della vita, la valorizzazione dei talenti, una riqualificazione del patrimonio immobiliare e storico della città; uno sviluppo turistico del territorio a partire dal litorale. Una società giusta che investe sul valore e il benessere della persona. Il riscatto della città.

«Ajó Insieme nasce come una associazione che vuole dare vita e fermento alla vita politica quartese – racconta Secci –  Con l’avvicinarsi della competizione elettorale abbiamo voluto fare un passo importante: diventare un movimento per dare un contributo alla crescita di Quartu. Abbiamo l’ambizione di farlo insieme ad altri e per questo abbiamo la necessità di fare rete con altre associazioni»

«L’amministrazione è ferma e le incombenze che abbiamo nella nostra comunità sono tante: il decoro della città, le manutenzioni, tutto quello che i cittadini sentono più vicino. È necessario fare equità perché è il sale del convivere civile. Se un cittadino ha l’onere di pagare il dovuto, anche in termini di tributi, è giusto che gli venga restituito un servizio degno di questo nome»

Il nuovo movimento è formato dai soci dell’associazione e dai simpatizzanti che si sono riuniti negli scorsi mesi per lavorare insieme:  «La dinamicità di una associazione è importante perché arrivano tante menti, professionalità che possano portare avanti questo movimento politico» prosegue Secci, pronto a ripartire dopo il 2016, anno nel quale ha lasciato il ruolo di presidente del consiglio comunale: «Da quel giorno ho iniziato a vedere la città con occhi diversi. Ho appreso e acquisito consigli e nozioni che possono sfuggire a chi sta all’interno del palazzo». Ajò Insieme punta anche su etica e morale politica, tematiche già affrontate durante alcuni incontri con altre associazioni cittadine.

Il movimento nasce dal senso di protagonismo dei cittadini: «Ajó Insieme vuole essere una miglioramento di tanti aspetti della nostra città, sia dal punto di vista politico per cambiare mentalità cosi che non ci siano più i patronati o i padronati della politica e che si lavori tutti insieme per la crescita comune. Sino ad oggi la politica è stato un continuo scontro. È necessario incontrarci. Questo è il nostro obiettivo: fare incontrare associazioni, movimenti civici e i partiti che con buon senso vogliono ricostituire il tessuto sociale della città che è mortificato. Ajò vuole accompagnare il riscatto di questa città e far che i cittadini vivano dove la qualità della vita e la sostenibilità ambientale siano migliori».

Sul sociale e l’associazionismo, Secci ha le idee chiare: « Il volontariato non funziona se non si danno gli strumenti per operare. Le associazioni devono vedere riconosciuto il lavoro che fanno per la città. Dobbiamo dare a tutti la possibilità di essere presenti e dobbiamo impegnarci per dare una casa, uno spazio per tutti». 

[Andrea Matta]

La festa di Sant’Elena e l’icona “scritta” da un quartese

L’icona scelta per l’edizione di quest’anno della Festa di Sant’Elena Imperatrice a Quartu è stata “scritta” da Paolo Tatulli, 31enne, parrocchiano della Basilica di Sant’Elena Imperatrice. Da due anni a questa parte è  novizio presso il monastero di Santa Maria delle Grazie, nell’Abbazia greca di san Nilo, a Grottaferrata in provincia di Roma. Si tratta di un un monastero cattolico di storia millenaria, nel quale si vive la spiritualità del monachesimo orientale di san Basilio il Grande e dove viene officiato il rito bizantino-greco.

Profilo Sociale ha chiesto a Paolo com’è nata l’idea dell’icona che ha rappresentato la santa: «Le icone non si disegnano, ma si ”scrivono”. L’icona è teologia e preghiera dipinta, perché nelle sue forme e colori deve rispondere a dei canoni ben stabiliti che comunicano significati teologici»

Buona lettura.

 

«Nel rito bizantino le icone rivestono un ruolo fondamentale all’interno della liturgia: esse non sono un quadro o un oggetto decorativo sacro, ma sono parte integrante della liturgia nella Chiesa universale, nella quale, dalla loro tavola dipinta, sono finestre aperte col Regno dei Cieli e strumento di preghiera viva per il sacerdote che celebra la divina liturgia (la santa messa) e per il popolo di Dio radunato in preghiera, sia in chiesa che nelle proprie case. Nelle chiese di rito bizantino, i fedeli ci testimoniano la loro caratteristica fede quando entrano in chiesa: si segnano dinanzi all’icona del Cristo, della Madre di Dio e dei santi loro devoti. Ne baciano la superficie e poggiano la propria fronte a contatto con l’immagine, perché nonostante sappiano di stare dinanzi a qualcosa di materiale, venerano invece la presenza del prototipo che ne è rappresentato, rendendo onore alla persona di Gesù e di Maria.

Nella nostra Abbazia è attivo un laboratorio di iconografia, nel quale si esercita l’arte di “scrivere” icone con la tecnica esclusivamente tradizionale: tavola in legno, gessatura con gesso di Bologna e colla di coniglio, pigmenti naturali disciolti con una mistura di uovo e aceto o vino, foglia oro. L’iconografia è l’attività principale dei lavori che svolgo in monastero. L’icona di sant’Elena segna praticamente l’inizio del mio percorso iconografico in Abbazia ed è quindi la prima icona che ho scritto. Quando il nostro maestro di iconografia, mi chiese con quale icona volessi iniziare, non ho avuto alcun dubbio: doveva essere sant’Elena e per diversi motivi. A sant’Elena è consacrata la mia città e la mia parrocchia di origine, nella quale ho ricevuto il battesimo e tutti gli altri sacramenti; qui il mio cammino personale di fede e umano ha avuto dei punti di svolta; qui la comunità intera mi ha voluto da sempre e mi vuole un gran bene e alla notizia del mio percorso vocazionale non ha cessato di sostenermi nella preghiera, cosa alla quale sono molto grato. Inoltre, l’Imperatrice Elena, colei che ritrovò la croce di Cristo, è tra le sante più importanti nell’oriente cristiano e soprattutto nelle chiese di rito bizantino, il 21 Maggio viene ricordata con grandi onori in insieme al suo figlio Costantino.

Le icone non si disegnano, ma si  “scrivono”, per questo ho detto prima: “scrivere”. L’icona è teologia e preghiera dipinta, perché nelle sue forme e colori deve rispondere a dei canoni ben stabiliti che comunicano significati teologici.

L’icona di sant’Elena che ho scelto è presa da un’immagine già esistente, alla quale mi sono ispirato. In genere nelle icone ci sono modelli che si fissano e si riproducono costantemente: sant’Elena e Costantino insieme, oppure l’icona dell’Esaltazione della Santa Croce dove Elena con Costantino, il vescovo di Gerusalemme ed il popolo adorano la Santa Croce.

La presente icona rappresenta solo la santa, in posizione frontale ed eretta, tipica nelle icone, perché stabilisce un contatto diretto col fedele e instaura subito un dialogo di preghiera. È vestita con un abito regale damascato: il porpora è il colore che portano le regine o le spose, è decorato con gemme e perle per risaltarne la nobiltà del personaggio. Porta una corona sul capo perché è un’imperatrice, i suoi capelli sono velati da un velo azzurro, perché in oriente le figure femminili portano sempre i capelli coperti in segno di dignità. Con una mano regge la Croce, elemento che contraddistingue la storia della sua santità, e con l’altra mano la indica per rimandare la memoria del fedele al mistero della salvezza portata da Cristo. Attorno alla testa porta il nimbo, cioè l’aureola, segnata con punzonatura. Il fondo è in foglia d’oro e rappresenta la luce d’eternità in cui sono immersi i nostri santi. La cornice non è elemento decorativo, ma ha il compito di significare la separazione tra il nostro mondo e il Regno dei Cieli, che è già qui su questa terra, ma non ancora del tutto. Ai lati della santa ho voluto riportare l’iscrizione del suo nome in greco (Aghìa Eléni) e in latino, sia per stabilire una comunione tra la mia parrocchia di origine e il mio cammino monastico nel rito bizantino-greco, sia per esaltare l’unione mai divisa tra Oriente e Occidente, unione ancora salda nel nostro monastero di Grottaferrata.

Faccio dono di questa icona di sant’Elena Imperatrice alla Basilica omonima e a tutta la sua comunità, grato al Signore dei segni di grazia ricevuti in essa e con la preghiera che la nostra santa offra per la città di Quartu le grazie necessarie e la salvezza derivante da Cristo»

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