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“Kindy”, a Cagliari arriva la scatola della gentilezza

Una scatola per depositare un oggetto che non si usa più e che può diventare un piccolo regalo per l’altro. Un modo per dargli una nuova vita. Si chiama Kindy, la scatola della gentilezza. Ad idearla, la blogger @Claredda che dalla sua pagina facebook “Fashionedda” ha lanciato l’iniziativa che partirà venerdì 7 dicembre. La scatola verrà collocata a Cagliari vicino “Coccodi – il dolce e il salato” in via Santa Margherita, a due passi da Piazza Yenne.

Il tamtam è partito dai social network: «Dentro la scatola ci saranno dei regalini» si legge sulla sua pagina facebook. «Chiunque è libero di prenderne uno e, se vuole, depositare al suo interno qualcosa. Non è obbligatorio fare entrambi. Può essere un quadernino, una penna, un libro, uno smalto. Niente di eccessivamente voluminoso. È una scatola discreta. Spero che l’idea vi piaccia e che la accogliate con lo spirito giusto. Il mondo ha un disperato bisogno di atti buoni».

Per domande e informazioni sulla «gentilezza random», il canale giusto è la pagina instagram @fashionedda con un messaggio privato (un direct). Il progetto è stato presentato durante una puntata di “Alle 21”, programma in onda su RSE Radio Sant’Elena.

Educare con l’ambiente

l’intervista di Alessandro Atzeni alla Dott.ssa Francesca Caldara (responsabile della gestione delle FAI Saline Conti Vecchi)

Il FAI, a Maggio del 2017, grazie a questa innovativa partnership con la Società Ing. Luigi Conti Vecchi S.p.A, ha ristrutturato i due immobili storici di questa salina degli anni ‘30 e li ha riportati agli ambienti originali. Un nuovo allestimento che ha a cuore la storia umana e naturalistica di questo sito, per consentire ai visitatori un’immersione totale nella vita di quelle che erano e sono ancor oggi, le Saline Conti Vecchi. La missione principale del FAI è quella di vigilare, tutelare e promuovere in ambito culturale i propri beni presenti in Italia. Ad oggi questi sono 37, un numero in continua evoluzione poiché l’obiettivo della fondazione è quello di distribuirsi in maniera omogenea su tutto il territorio nazionale.

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Si può educare in un ospedale?

di Andrea Serra

Si può educare in un ospedale, nella scuola di un ospedale? È importante ricordare che in Italia da più di settant’anni esiste la scuola dentro l’ospedale. Si è iniziato con progetti promossi da scuole lungimiranti e poi, dal 1986, in modo stabile attraverso un protocollo di intesa tra il Ministero dell’Istruzione e quello della Salute. Diritto alla Salute e diritto all’Istruzione, due diritti Costituzionali, si alleano. A Cagliari nasce nel 2002 nella Pediatria del Brotzu e nel 2003 nell’Ospedale Pediatrico “Antonio Cao”, il Microcitemico. È lì che lavoro da quattordici anni. Principalmente nei reparti di Oncoematologia Pediatrica e Centro Trapianti di Midollo Osseo, quelli dove sono previste le lungodegenze.

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Il college? Insegna a crescere stando insieme

di Guido Garau

Fateci caso. Le persone capaci di importanti gesti di cura, quando spiegano i motivi del loro agire, forniscono sempre risposte di rara semplicità: ho fatto quel che dovevo, chiunque avrebbe fatto lo stesso, non c’era altro da fare. Questo non significa che non abbiano un pensiero complesso: al contrario. La complessità spesso è facile da definire: basta una parola. Dovendo spiegare perché la vita comunitaria sia un elemento importante nella crescita individuale abbiamo provato a usare lo stesso principio. Mi racconti cos’è il College? Abbiamo chiesto ai nostri ragazzi. Le risposte sono state sempre semplici e stupefacenti.

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Vita, umanità e risate

di Andrea Matta

«Il trapianto è l’atto più democratico che ci sia». Parola di Francesco Abate, giornalista e scrittore cagliaritano, che martedì 28 agosto ha presentato il suo libro Torpedone Trapiantati, edito da Einaudi Stile Libero, al Poetto di Quartu. Durante l’incontro, organizzato dalla Cooperativa Starter e dal chiosco Controvento davanti ad un pubblico numeroso e attento, Abate si è raccontato passando dalla gita dell’Associazione Prometeo a Regnos Altos – storia intorno alla quale ruota il romanzo – all’immagine di Andrea Parodi nell’ultima sua apparizione in pubblico: «Andrea cantò per se e per noi. Diventò enorme, e costrinse la malattia a vergognarsi» scrive Abate nel suo libro.

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