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Contrastare la povertà educativa

di Alessia Gilardo

La sfida è contrastare la povertà educativa, favorire l’inclusione e il benessere di ragazzi che vivono in contesti difficili, caratterizzati da scarse opportunità formative e socializzanti. REACT infatti è un acronimo e significa Reti per Educare gli Adolescenti attraverso la Comunità e il Territorio. É un progetto importante, di durata triennale organizzato da WeWorld Onlus, selezionato da “Con i Bambini” nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Durante la fase progettuale sono state analizzate le zone d’Italia, principalmente le periferie delle grandi città, in cui è maggiormente presente la problematicità dell’abbandono scolastico. Sono stati individuati in Piemonte, Lombardia, Lazio, Campania, Sicilia, Sardegna, 10 quartieri caratterizzati da situazioni di disagio socio-economico. Grazie al progetto e alle associazioni che lavorano in questi territori, si vuole offrire ai ragazzi nuove opportunità con formazione di competenze personali attraverso attività laboratoriali e percorsi di orientamento, supporto allo studio, percorsi di supporto a genitori e famiglie vulnerabili attraverso counselling e formazione su competenze genitoriali.

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Si può educare in un ospedale?

di Andrea Serra

Si può educare in un ospedale, nella scuola di un ospedale? È importante ricordare che in Italia da più di settant’anni esiste la scuola dentro l’ospedale. Si è iniziato con progetti promossi da scuole lungimiranti e poi, dal 1986, in modo stabile attraverso un protocollo di intesa tra il Ministero dell’Istruzione e quello della Salute. Diritto alla Salute e diritto all’Istruzione, due diritti Costituzionali, si alleano. A Cagliari nasce nel 2002 nella Pediatria del Brotzu e nel 2003 nell’Ospedale Pediatrico “Antonio Cao”, il Microcitemico. È lì che lavoro da quattordici anni. Principalmente nei reparti di Oncoematologia Pediatrica e Centro Trapianti di Midollo Osseo, quelli dove sono previste le lungodegenze.

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Il college? Insegna a crescere stando insieme

di Guido Garau

Fateci caso. Le persone capaci di importanti gesti di cura, quando spiegano i motivi del loro agire, forniscono sempre risposte di rara semplicità: ho fatto quel che dovevo, chiunque avrebbe fatto lo stesso, non c’era altro da fare. Questo non significa che non abbiano un pensiero complesso: al contrario. La complessità spesso è facile da definire: basta una parola. Dovendo spiegare perché la vita comunitaria sia un elemento importante nella crescita individuale abbiamo provato a usare lo stesso principio. Mi racconti cos’è il College? Abbiamo chiesto ai nostri ragazzi. Le risposte sono state sempre semplici e stupefacenti.

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Quel desiderio inarrestabile di essere genitori

di Alessandra Calamida

Educare è una parola importante per qualsiasi genitore ed oggi è ancor più complesso, ogni età richiede una capacità di comprensione diversa, ma l’influenza della società poco educativa complica ulteriormente il ruolo delle famiglie. Bisogna educare noi genitori a capire le esigenze dei nostri figli ma allo stesso tempo c’è la necessità di educare gli altri all’adozione, in particolare tutte quelle figure di riferimento che avranno a che fare con i loro, per trattarli come tali, senza pregiudizi o preconcetti. In qualità di Mamma adottiva e presidente di un’associazione adottiva (AGA Associazione Genitori Adottati Onlus) posso dire che diventare genitori adottivi è un percorso non semplice. Vuol dire creare uno spazio fisico-mentale adatto al bambino che andremo ad accogliere, un bambino con una storia personale, tratti somatici e culture diverse dalla nostra. Tutto questo percorso è guidato da tante figure di accompagnamento, dai servizi socio sanitari, ai tribunali, alle associazioni familiari.

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Genitori pavesini e il terrore del limite

di Pier Paolo Cavagna

Scrivo questo breve articolo all’indomani dei fatti di cronaca nera che hanno investito, come un uragano, il mio piccolo paesino di provincia. È stata una settimana densa di appuntamenti in studio, per lo più di genitori di adolescenti. Tutti, o quasi, con gli stessi problemi: gestire i comportamenti dei propri figli. Figli che fumano, si cannano, escono alle cinque del pomeriggio e fanno rientro a casa alle cinque del mattino, figli che bevono, figli a cui non si può dire di no sennò ti devastano la casa, figli a cui non si possono dare delle regole sennò chissà cosa fanno. Non ho avuto, a colloquio, uomini e donne adulte. Ho avuto adolescenti che tentano di educare
adolescenti. Genitori Pavesini, come i biscotti. Rigidi fuori, senza peso, pieni d’aria dentro, che come li inzuppi nei problemi educativi della quotidianità si sfaldano in poltiglia, perdendo ogni consistenza.

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