Regionali 2019, Ignazio Boi: la persona, dov’è?

di Ignazio Boi – Direttore dell’Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi di Cagliari

Ce la siamo sentita un po’ addosso, questa campagna elettorale. In effetti siamo stati i primi a dare il via, riuscendo a radunare, a tempo di record, i sette candidati (anche se uno all’ultimo è “dovuto” mancare) per sottoporli ad una serie di questioni poste dai giovani, in una location che ha scatenato una divertente onda di polemiche pretestuose da parte di quanti sono avvezzi ad amplificare il rumore dell’albero che cade piuttosto che il fruscio della foresta che cresce. Peraltro l’evento è diventato la Caporetto di una di loro, Ines Pisano, lapidata dai numeri scagliati da quanti, anche in tale occasione, hanno trasformato un lapsus in un casus belli tale da motivare l’abbandono del campo, senza neppure riscaldamento. Ristabilito il numero iniziale, con l’immissione in corsa di un nuovo candidato, il primato del 12 gennaio dice molto anche del riconoscimento di cui gode la chiesa diocesana, chiamata ad esprimere come non mai in diverse occasioni, attraverso la pastorale sociale e del lavoro, il proprio parere sulle questioni oggetto della campagna.

Quanto allo stile e ai contenuti mi pare di poter cogliere anzitutto il comune proclama di discontinuità con la giunta partente, solo per alcuni scontata. Due su tutti gli ambiti più evidenti: sanità e lavoro. Il primo, caratterizzato da una riforma che non piace a nessuno e che schiaccia il sociale, con la paventata riorganizzazione dei servizi ancora al palo, la ristrutturazione della rete ospedaliera ignara di altre emergenze regionali, a partire dai trasporti e dalla viabilità. Il tutto reso più complicato dalla testarda candidatura dell’assessore uscente che, nonostante più volte in diversi consessi lo si sia udito dire che “tanto il suo camice inamidato era pronto in corsia”, ha preteso un posto in lista a molti sgradito. Anche questo caso, con evidente imbarazzo del candidato di centrosinistra, si è rivelato occasione per gli altri contendenti di cogliere l’attimo per scagliare il sasso senza neppure nascondere la mano. E che dire delle politiche del lavoro, con la giunta affannata a moltiplicare iniziative – guarda caso sempre e solo con l’ingannevole formula dei tirocini – tali da giustificare in qualche modo l’aumento di qualche punto percentuale di crescita di occupazione (a termine) da sbandierare? Stucchevole da un lato, sterile dall’altra, questa campagna non ha evidenziato un granché di proposte concrete su questi versanti, quanto la deja-vu tendenza di guardare la pagliuzza nell’occhio altrui senza accorgersi della trave nel proprio. È comprensibile, considerate le macerie o le cattedrali del deserto con cui avrà a che fare chiunque sarà eletto.

Un altro aspetto riguarda la comunicazione, viaggiata, come l’epoca richiede, prevalentemente sui social e con tutto ciò che qui fa presa, selfie in primis. Apprezzabile la campagna condotta in prima persona da alcuni candidati senza riferimenti nazionali, discutibile la ridondante presenza di personaggi provenienti dal “continente” in altri casi. Pare in sostanza che la vera questione emersa dalle domande risuonate tra le volte di Santa Restituta non abbia ancora avuto risposta: ma la persona, in tutto questo, dov’è?

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